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Chi Siamo

La nostra è un’associazione sportiva dilettantistica senza scopo di lucro che ha lo scopo di diffondere lo sport degli scacchi.

Tra di noi ci sono bambini, studenti, professionisti, impiegati, operai, pensionati, etc. uniti dalla comune passione per lo sport degli scacchi; l’ambiente è informale, improntato all’amicizia e alla cordialità, senza gerarchie di sorta.

Alcuni di noi si sono assunti l’onore e il piacere di organizzare l’attività del Circolo, per pura passione. Presidente del circolo dal 2015  è il socio Elena Pitzalis succeduta al compianto Giorgio Masala. 

La Storia

L’atto costitutivo del Circolo Scacchistico Cagliaritano porta la data del 2 giugno 1973. La prima sede era in Piazza Martiri 9. Il primo Consiglio Direttivo comprendeva alcuni nomi famosi nell’ambiente cittadino dell’epoca, in particolare dell’ambiente universitario, ma anche dell’arte e della cultura, tra cui, il prof. Tito Aprea, primo Presidente, il cav. Francesco Atzeni, il prof. Gianni Mula, il dott. Remo Concas, il prof. Domenico De Filippo.

Nel corso degli anni si succederanno alla carica di Presidente gli stessi prof. De Filippo, Mula, e successivamente, Aldo Enis, Gianlazzaro Sanna, Guerrino Defend, e in tempi più recenti,il prof. Giovanni Mascia, in carica dal 1995 al 2007, poi dal 2008 al 2015, l'ing. Giorgio Masala fino all’attuale presidente, Elena Pitzalis.

Proprio nei primi anni di vita del Circolo cominciò a farsi strada un giovane che sarebbe poi diventato il più forte giocatore sardo di sempre. Gianlazzaro Sanna, nato nel 1960, frequentatore del Circolo fin dall’età di tredici anni, bruciò le tappe diventando Candidato maestro a diciassette anni, maestro a diciannove, maestro FIDE a ventidue. Nel 1982 giunse secondo nella coppa Italia individuale. Ha partecipato a cinque finali del campionato italiano, ottenendo tre terzi posti. Ha partecipato tra l’altro a tre Olimpiadi, Ha ottenuto la medaglia d’oro al campionato europeo a squadre di Haifa nel 1989 con 7 punti su 9.

SUL GIOCO DEGLI SCACCHI

E’ un gioco antichissimo nato probabilmente in Persia, come evidente dall’etimologia del termine “scacco matto” derivato dal persiano “shah mat” che significa “morte del re”. Il gioco è arrivato in Occidente nel 7° secolo portato dagli Arabi con la conquista della Spagna e del sud dell’Italia.

La scacchiera con i pezzi dei due giocatori schierati contrapposti, distinti in pedoni, alfieri, cavalieri, torri, regina, re, rappresentano evidentemente due eserciti del periodo medioevale che si affrontano sul campo di battaglia. Dunque la simulazione di una battaglia incruenta, che ha lo scopo di catturare il re avversario. Le tattiche di gioco e le strategie che ciascun giocatore cerca di applicare durante la partita per prevalere sull’avversario sono sempre diverse ed imprevedibili, impegnano in un duro sforzo le capacità mentali dei contendenti ciascuno dei quali prima di muovere il proprio pezzo cerca di prevedere le successive mosse dell’avversario analizzando un’infinità di possibili varianti.

Il gioco, riconosciuto dal CONI come attività sportiva, è quindi un confronto sportivo fra due modi di organizzare le facoltà logiche e intuitive della mente, senza alcun intervento della dea fortuna.

La pratica degli scacchi oltre che divertente, è utile per tenere la mente in efficienza e ritardare il processo degenerativo dei processi mentali con l’avanzare dell’età.

Nell’età evolutiva, dai 6 ai 16 anni, lo sport degli scacchi si è rivelato di grande ausilio per lo sviluppo delle facoltà logico matematiche, per l’accettazione del rispetto delle regole, per l’effetto socializzante del gioco.

   

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