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Damiano

Ecco di seguito l'intervista all'alfiere del nostro circolo, Damiano Locci, che traccia un bilancio della sua personale attività scacchistica.

Sono nato il 28/04/1990 ed attualmente studio all'Università, facoltà di Scienze Politiche. Sono contento degli studi, in particolare preferisco le materie storiche, come storia delle relazioni internazionali, storia contemporanea, materie economiche in genere. E' una facoltà molto varia e posso spaziare tra diverse discipline.

D. Cosa ti piacerebbe fare dopo gli studi?

R. Non lo so, per ora non ci penso tanto, mi piacerebbe trovare una sistemazione tranquilla, facendo qualche esperienza anche fuori dall'Italia, in piccoli centri piuttosto che in grandi città.

D. Cosa pensano i tuoi familiari della tua attività scacchistica.

R. Pensano che sia positiva fino a quando non entra in collisione con gli impegni di studio, mi spronano a pensare più agli studi ma sinceramente in questo campo ho creato pochi problemi. Perciò i miei genitori mi hanno sempre incoraggiato a continuare negli scacchi.

D. Cosa ne pensano i tuoi amici?

R. La maggior parte crede che gli scacchi siano una attività "da cervelloni", da secchioni. Io credo sia l'esatto contrario, una disciplina per tutti, un gioco più di fantasia che di studio. Lo scacchista è spesso avvicinato ad un prototipo serioso ma in realtà gli scacchisti non sono come li dipingono. Per me sono degli "avventurosi".

D. Quando e come ti sei avvicinato agli scacchi?

R. A sette anni, dopo aver visto il film "Searching for Bobby Fischer" in italiano "Sottoscacco". In quel film mi ha colpito, la tenacia, la dedizione e la caparbietà del protagonista, un bambino che nella finzione aveva proprio l'età che avevo io da spettatore. Secondo me era un esempio di valori morali positivi ed importanti come quello del rispetto degli avversari.

D. Cosa sono e cosa sono stati per te gli scacchi?

R. Primo:Una grande passione, un modo per potermi esprimere al meglio.

D. Quali sono stati i tuoi traguardi

R. Migliorare sempre il mio livello, il tentativo di superare i giocatori della mia età nelle competizioni a livello giovanile. Volevo diventare un giovane della mia età considerato tra i più forti e, tutto sommato, ci sono riuscito.

D. Quali sono i traguardi che intendi raggiungere.

R. Il traguardo realistico prevede il raggiungimento del titolo di Maestro Fide, poi dovrò valutare quanto bisogna investire in termini economici e di tempo per raggiungere il titolo di Maestro Internazionale. Certo, se mi accorgessi che il ritorno sull'investimento non fosse conveniente potrei decidermi di accontentarmi del livello raggiunto.

D. A cosa hai dovuto rinunciare per seguire l'attività scacchistica.

R. A quasi niente, quello che non ho avuto giocando a scacchi probabilmente non lo avrei avuto rinunciandovi. Se uno si organizza riesce sempre a fare tutto...o quasi.

D. Qual'è il torneo che ricordi con più piacere?

R. Sicuramente i Campionati Italiani Under 16 che ho vinto nel 2006.

D. E quale partita ricordi con più piacere?

R. La partita Locci-Dvirny del 2006 che mi ha permesso in quel torneo di vincere il campionato italiano giovanile. In quella competizione avevo iniziato con due pareggi al 1° e 3° turno con avversari alla mia portata mentre Danil Dvirny tritava facilmente i suoi avversari staccandosi in classifica. Poi vinsi tutte le partite raggiungendo e superando quello che ritenevo l'avversario più temibile proprio nello scontro diretto. Fu una grande soddisfazione vincere quel torneo.

D. Come ti alleni?

R. Attualmente poco, compatibilmente con i miei studi. Utilizzo molto il computer che è fondamentale ma sono molto attaccato al materiale cartaceo ed ai libri. Ritengo che sottolineare una frase importante ed utilizzare una scacchiera normale faccia bene ed aiuti a memorizzare alcuni schemi.

D. Quanto tempo mediamente dedichi agli scacchi?

R. Dipende dagli impegni, se ho esami in vista faccio solo partite lampo per tenermi un po' in esercizio. A volte mi rendo conto che mancano le energie. Normalmente cerco di dividere i periodi: solo studi quando necessario per dedicare tutto me stesso agli scacchi nei mesi estivi.

D. Come vedi l'attività scacchistica di oggi in Sardegna?

R. Devo essere sincero: deludente. Secondo me manca un po' lo "spirito", giochiamo in un ambiente chiuso e ci rapportiamo poco con l'esterno. Purtroppo fuori dall'isola certi valori crollano.

D. Oggi, tra i giovanissimi c'è un forte interesse per gli scacchi. Cosa ti sentiresti di consigliare ai giovanissimi ed ai loro genitori.

R. Ai genitori di lasciare sereni i propri figli, ai ragazzi non deve mai mancare la serenità. Non concepisco i genitori ossessivi che deprimono i figli, devono farli crescere in un ambiente sereno. Ai ragazzi di non fermarsi ai modelli "locali" ma aprire la mente verso ciò che c'è fuori, non concentrarsi sulla realtà sarda.

D. E cosa ti sentiresti di consigliare ai dirigenti e responsabili dei circoli scacchistici in Sardegna per una maggiore e migliore diffusione degli scacchi?

R. Premiare e incentivare l'eccellenza. Puntare su chi è motivato e su chi merita di essere appoggiato, anche a costo di sacrificare la "quantità". Ritengo che politiche dispersive che non premiano tutti quelli che meritano, potrebbero impedire la valorizzazione dei giovani. Le poche e scarse risorse potrebbero essere divise tra coloro che possono realizzare qualcosa di importante. Quando andai a giocare i Campionati del Mondo giovanili a 16 anni mi presentai con un bagaglio tecnico e di aperture totalmente inadeguato a quel livello. Col senno di poi devo dire che nessuno mi ha aiutato in questo senso, tranne il MI Gianlazzaro Sanna che ringrazio sentitamente per l'appoggio disinteressato che mi ha dato offrendosi di analizzare partite e darmi consigli per migliorare. Spero che in futuro i ragazzi che avranno la stessa possibilità che ho avuto io nel 2006 siano messi in condizione di evitare di diventare "carne da macello" misurandosi con nazioni nettamente più avanti di noi.

D. Definisci cosa sono gli scacchi, secondo te.

R. Gli scacchi diventano per ognuno di noi quello di cui ha bisogno, un modo di esprimersi, un terreno di confronto sportivo. Per ognuno gli scacchi sono qualcosa di diverso, un modo di confrontarsi con gli altri secondo regole sportive positive.

f. giannoni 

   

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